Nick Zinner — carta d'identità
È nato l'8 dicembre 1974.
Lavorava come cassiere presso un muffin shop e in seguito, in un negozio puertoricano dove consegnava "birra e pizza a casalinghe sole e a spaventosi tizi con le pistole".
Ha suonato in diverse band, tra cui i Challenge Of The Future aka Bobafett Experience, Flux Information Sciences, Adoration e Unitard (con Karen); attualmente è impegnato anche nel progetto degli Head Wound City e ha suonato con Bright Eyes.
È un appassionato di fotografia; alcuni suoi scatti sono fruibili attraverso il sito ufficiale degli Yeah Yeah Yeahs. Al momento Nick ha pubblicato tre libri di fotografia per la Evil Twin Publications: No Seats, Beds e I Hope You Are All Happy Now. Nel tempo libero fa anche il dj.
"Abbiamo fatto tour per un anno e mezzo, senza fermarci. Karen odia fare tour. Ha bisogno di fermarsi. Le manca il suo ragazzo."
Nick Zinner – strumentazione
Fender Stratocaster (Japanese model, circa 1985)
Fender Hot Rod DeVille 212 combo amp
Mesa/Boogie Mark III combo amp
Zoom Rhythmtrak RT-123: "Questa è la mia drum machine economica preferita. Puoi programmarti i pattern non solo della batteria ma anche del basso e della tastiera. Molti pezzi degli Yeah Yeah Yeahs sono fatti con questi suoni di tastiera, tipo "Rich" e "Maps". Mi piace usare l' RT-123 anche con un pedale di distorsione o con un ampli scrauso per ottenere un suono più sporco. Tutti pensano sia una chitarra. Ha ha."
Roland Space Eco RE-201: "In realtà questo è un altro modello- un chorus version 301- ma è comunque un delay analogico. Preferisco usare il RE-201, senza il chorus, come pre-ampli/compressore con un lieve riverbero. Lo Space Echo consiste in una bobina con tre testine che girano più lente mentre registri, producendo una echo o un delay. I vecchi dischi dub erano all'inizio fatti usando solo questi strumenti. Io al mio ho attaccato un interruttore per la massa, perché i voltaggi differenti fuori dagli U.S.A possono interferire con le uscite e farlo suonare malissimo."
Honda Sound Works Octave Fuzz pedal: "Questo è un prototipo fatto per me da un'azienda di Tokio che fa pedali a mano veramente curati. Fedele al nome che porta, produce un suono che riesce a modellare la tonalità di una chitarra da "Lay Down Sally in Whole Lotta Rosie."
Boss Loop Station RC-20: "La pubblicità di questo pedale recita "play with yourself," ma non mi piace usarlo in quel modo. Puoi registrare un suono e risuonarlo all'infinito in loop, poi registrare su quello, poi ri-registrarci sopra e così via. Per me, è un campionatore. Mi piace registrare ed immagazzinare suoni che riproduco live. L' RC-20 è in grado di campionare un suono per cinque minuti. Per esempio, posso campionarmi tutta la strumentale di "Fight the Power", schiacciare un bottone col piede, e cacciarci sopra ruvidi assoli di chitarra."
Digitech Hyoer Phase: "I pedali phaser di solito li usano i Goths o gli indie-nerds. Col loro fratello, il Flanger, i phasers hanno reso la maggior parte della musica '80 inascoltabile, dopo essere stati resuscitati dalla psichedelica '60-'70. Il phase si ottiene dividendo un segnale in due e facendo scivolare leggermente uno dei due suoni. Più lo fai scivolare, più ottieni il famoso "whooooeeeeesh". Il pedale funziona attraverso frequenze differenti e variazioni di suono, che ricollegano l'effetto al suono originale ma con velocità diverse rendendo il tutto meno armonico. O una cosa del genere. È molto cool ma, per favore, usatelo con prudenza. Può diventare irritante."
Electro-Harmonix P.O.G.: "Fra i pedali nuovi, il mio preferito. È un generatore di ottave polifoniche, il che significa che puoi ricreare l'input sonoro con diversi registri, o ottave appunto. Posso fare una nota, e farla suonare come una cazzo di orchestra. Diversamente da altri pedali, che sono hanno un leggero ritardo in uscita, questo è velocissimo. Nel nuovo disco YYY è dappertutto. Sebbene sto pedale abbia un anno, Jack White mi ha battuto usandolo nel primo singolo del nuovo White Stripes. Anche i suoni feedback passano divinamente attraverso il POG."
Line 6 DL4 Delay Modulator: "Giù le mani: il migliore pedale delay. Nel caso non lo sapeste, delay vuol dire eco. Suona una nota e continuerà a ripetersi, e ripetersi e ripetersi. Il DL4, comunemente conosciuto come il pedale verde, riproduce digitalmente qualsiasi tipo di effetto, dall'analogico al digitale. Funziona anche come piccolo campionatore, ma diversamente dall'RC-20, non immagazzina il suono dopo che l'hai spento. Lo uso all'inizio di "Maps" per far suonare quella nota per tutta la canzone. Dal vivo, il pedale verde è quello che fa ottenere il maggior apprezzamento ai chitarristi dell'intera prima fila, che resta così ai miei piedi PER TUTTO IL FOTTUTO CONCERTO."
